Reale Società
Ginnastica di Torino

Fondata nel 1844

STORIA

Sintesi storica

La Reale Società Ginnastica di Torino, una delle più antiche società sportive del mondo, nacque nel 1844 da un’idea del famoso ginnasta svizzero Rodolfo Obermann, chiamato a Torino sotto il regno di re Carlo Alberto per insegnare l’educazione fisica agli allievi dell’Accademia Militare.

Nel 1848 fu concesso da Carlo Alberto quello che sarebbe divenuto il segno distintivo della Società: il sigillo di Amedeo VI di Savoia. Forgiato nel 1373, rappresenta la difesa del bene contro il male, vi è raffigurato il grifone o leone sabaudo e in mezzo campeggia il motto “je atans mo anstre” (Tendo al mio astro). Tale dono fu attribuito alla Società Ginnastica di Torino, elevata al titolo di Reale nel 1933, quale fregio distintivo per i meriti acquisiti dalla stessa “nel prezioso lavoro svolto a favore della gioventù”.

Alcune date rilevanti:
1847 – Scuola per Allievi Istruttori maschile
1866 – Scuola Magistrale femminile
1867 – Scuola di Ginnastica infantile
1889 – Scuola di Ginnastica medica
1898 – Corso Speciale per Diploma Universitario di Educazione Fisica
1933 – Vittorio Emanuele III concede il titolo di “Reale”
1967 – il Coni assegna la Stella d’oro al merito sportivo
1992 – la Federazione Ginnastica d’Italia promuove la R.S.G.T “Scuola di ginnastica”
2006 – il Coni assegna il Collare d’oro

E’ doveroso sottolineare che la Reale Società Ginnastica di Torino era già attiva da ben vent’anni quando cominciarono a sorgere altre società sportive si costituirono le Federazioni, la prima delle quali fu la Federazione Ginnastica d’Italia nel 1869.

Nel 1898 la R.S.G.T. giocò il primo Campionato di calcio. Oltre alla R.S.G.T. vi parteciparono le altre tre squadre aderenti alla neocostituita Federazione Italiana del Football (F.C. Torinese, Genoa e Internazionale Torino) e si risolse in un’unica giornata.

La Società Ginnastica, nel corso del tempo, ha ospitato presso la sua sede diverse Federazioni sportive e ha iniziato e divulgato, in tutto il paese, buona parte di tutti gli sport attualmente praticati.

Una delle svolte storiche, fortemente voluta dalla Reale Società Ginnastica di Torino, fu quella di far approvare in Parlamento, l’obbligatorietà della ginnastica nelle scuole.
Per raggiungere l’obiettivo furono necessari vent’anni! Nel 1858 la proposta fu presentata dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Lanza ed ebbe felice conclusione: attraverso i buoni auspici del ministro De Sanctis, infatti, nel mese di luglio del 1878 la ginnastica nelle scuole divenne obbligatoria. Entrambi i ministri erano soci della R.S.G.T.

La Reale Società Ginnastica di Torino accolse nella propria sede i corsi e la direzione dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica: una legge varata in Parlamento nel 1958, che riorganizzava la complessa materia dell’educazione fisica in Italia, diede spunto ad autorevoli personalità mediche e scientifiche di proporre una Scuola per insegnanti di Educazione Fisica. Il progetto fu accettato e la scelta della sede favorì la Reale Società Ginnastica di Torino quale ideale trait d’union con la prima Scuola per insegnanti già sorta nell’Ottocento. Per questo motivo fu utilizzata per lezioni teoriche e pratiche dal 1959 al 1969, pur continuando ad usufruire degli spazi RSGT fino al 1976 circa.

Prezioso fu il ruolo della Reale Società Ginnastica di Torino nella diffusione, intorno agli anni ’50, della pratica del Judo. Essa organizzò i primi corsi in Piemonte attraverso la sapiente preparazione tecnica e didattica del maestro Zucchi, cintura nera 4° dan. Famoso leader del judo, uscito dai corsi molto selettivi della Scuola Militare di Educazione Fisica della Farnesina, Zucchi ha “cresciuto” molte cinture nere della R.S.G.T. e  ha contribuito alla diffusione di una delle più importanti fra le arti marziali nell’intera regione Piemonte. Fu insignito del raro titolo di “Maestro benemerito” e, dal C.O.N.I., della “Stella d’argento al merito sportivo”.

“Palla al cesto” o “palla al canestro”. Con questi nomi nasce nel 1919 il settore Pallacanestro alla R.S.G.T. La sezione iniziò il suo cammino con un allenatore americano e da allora è sempre rimasta in attività, ponendo particolare attenzione ai più giovani con il gruppo del Minibasket. Il numero degli atleti partecipanti ai vari Campionati è sempre molto alto e mediamente si aggira tra le 200 e le 250 unità. La vetta più significativa raggiunta dalla Pallacanestro sotto il profilo agonistico fu negli anni 1974 – 75, quando la squadra si qualificò per la finale e giocò lo spareggio per accedere al Campionato di serie A.

Un’interessante nota rosa viene dal campo della ginnastica artistica. Da una brillante intuizione dei tecnici-allenatori fu creato un nuovo salto al volteggio, presentato per la prima volta ai Campionati del mondo di Birmingham nel 1993 dalla nostra ginnasta Veronica Servente. Questo salto prese quindi il suo nome e fu inserito nel Codice punteggi internazionale come “salto Servente”.

Storia

Curiosità storiche

In questa sezione potrai trovare notizie e curiosità che riguardano la Reale Società Ginnastica di Torino.

Molte altre curiosità e stranezze storiche sono presenti nel nostro museo virtuale, dove è raccolto tutto il materiale (verbali, documenti, fotografie e cimeli sportivi), patrimonio della RSGT.

Bandiera

Il sole, che troviamo nella bandiera donata alla Società da re Carlo Alberto, è il simbolo per eccellenza dell’energia vivificante del padre, del bene, dell’intelligenza diretta, motore e centro dell’universo, rappresentante di se stesso come parte viva e visibile.

Stemma

Sullo stemma distintivo della nostra società, compare un grifone (detto anche Leone sabaudo) e l’espressione “Je atans mo anstre” (Tendo al mio astro).

Tale frase è il motto del sigillo di Amedeo VI di Savoia creato nel 1373 e concesso, in forma esclusiva, quale fregio distintivo alla Società Ginnastica di Torino dal re Carlo Alberto per i meriti acquisiti dalla stessa “nel prezioso lavoro svolto a favore della gioventù”.

Il grifone è un animale mitico presente in varie culture. Col becco e le ali d’aquila ma il corpo di un leone, esso mescola le nature entrambe solari dei re del cielo e della terra oltre a rappresentare potenza e saggezza.

Per i greci, i grifoni erano custodi di beni preziosi, simboleggiavano la forza e la costanza ma anche l’ostacolo da superare per arrivare al tesoro.

L’elmo rende invisibili, protegge e nasconde i pensieri, obbliga ad una direzione e mette a tacere la lotta della mente per rendere umile lo spirito. Il collare e lo scudo rinforzano il significato dell’elmo allargandone il senso all’intero corpo, quindi “si tengono al guinzaglio” anche le emozioni e l’istinto oltre che i pensieri.

Quello del serpente è riconosciuto ovunque come uno dei simboli della profondità della psiche. Esso incarna una miriade di significati, ma all’origine dei tempi, in molte culture rappresentava il motore stesso della vita.

Lo stemma è ben visibile sullo scudo nell’atrio della Società e sul frontone d’ingresso.

Sede

Nel 1844 la prima sede della Società Ginnastica fu al Valentino a Villa Glicini (ora sede del Club di Scherma Torino) e dal 1852 anche nella “Contrada della Ginnastica”, l’attuale Via Magenta.

Con la concessione da parte del Municipio dell’area per la costruzione della Palestra (dal verbale della R.S.G.T. n. 265 del 24 Marzo 1851), la strada che sul lato nord ne delimitava i confini fu denominata “Contrada della Ginnastica”.

Nel libro dal titolo “Torino… dentro la Cerchia Antica” edito dal Centro studi Piemontesi, infatti si legge: “[…] arteria aperta nel 1852, corrisponde all’attuale Via Magenta, prese il nome dalla Società Ginnastica a cui tendeva, che aveva anche sede nel Corso Principe Umberto 23 dove svolgeva su incarico della Città di Torino prima e dal Ministero dell’Istruzione Pubblica poi, le regolari lezioni per preparare le future insegnanti di Educazione fisica”.
Nel 1880 assunse poi il nome di Via Magenta.

Tutti gli sport alla RSGT
Nel corso del tempo, la Reale Società Ginnastica di Torino ha diffuso molte delle attività sportive che adesso conosciamo. Alcune di queste sono praticate ancora oggi a livello agonistico.

Per una ricerca storica sugli sport alla RSGT, consulta la sezione Storia del nostro Museo virtuale.

In questa pagina, troverai una sintesi dell’immenso patrimonio conservato alla RSGT. Se vuoi approfondire l’argomento, visita il nostro museo virtuale, che raccoglie documenti, verbali, fotografie, cimeli e trofei appartenenti alla nostra Società.

La Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta, nel censimento degli archivi delle società sportive storiche, afferma quanto segue:
“[…] è di interesse storico particolarmente importante l’archivio della Reale Società Ginnastica di Torino, […] il complesso archivistico testimonia l’attività che la Società, fin dalla fondazione avvenuta per iniziativa di Rodolfo Obermann di Zurigo il 17 marzo 1844 a Torino, svolse attività d’insegnamento e diffusione della preparazione fisica come valore di vita sociale in molteplici discipline sportive. Non si limitò a svolgere un ruolo sportivo, ma assunse il compito di diffondere l’insegnamento dell’educazione fisica fondando molte scuole, la prima, nel 1847 per allievi istruttori maschili […]. L’archivio ha una consistenza di 14 metri lineari ed è costituito dai verbali del Consiglio dal 1844, verbali delle adunanze generale dal 1850, corrispondenza con Casa Savoia, uffici statali, Enti locali, Federazione nazionale 1865, contabilità dal 1890, documentazione fotografica ricchissima dal XIX secolo, premi, trofei e diplomi dal 1889”.
Esiste inoltre un ricchissimo archivio di oggetti, bandiere, attrezzi ginnici, una biblioteca con riviste del settore e libri del fondatore Rodolfo Obermann che risalgono al 1828.

Beni compresi nel patrimonio storico
– Bandiera dono di re Carlo Alberto (conservata al Museo del Risorgimento)
– Bandiera di uguale fattura presente in sede
– Bandiera ricamata (di dimensioni inferiori alle due sopra indicate)
– Busto di Ernesto Ricardi di Netro, primo Presidente della Reale Società Ginnastica di Torino
– Busto di Rodolfo Obermann, socio fondatore e primo insegnante di educazione fisica in Italia (Maestro Capo della ginnastica militare e della Regia Militare Accademia, direttore del Corso Magistrale e delle Scuole della Società Ginnastica)
– Atto costitutivo della Società
– Volume: “Atlante degli attrezzi di ginnastica educativa” datato 1865 (copia originale di Rodolfo Obermann)
– 62 fotografie antiche
– 182 diplomi con datazione a partire dal 1880
– Più di 700 trofei artistici di dimensioni e fogge diverse
– 60 medaglie
– 84 allori e rami dorati e d’argento
– Stella d’oro al merito sportivo
– Cofano in legno di pregevole fattura (raccoglitore di medaglie)
– 18 targhe con datazione a partire dai primi del ‘900
– Inno societario (testo e spartito)
– Verbali del Consiglio Direttivo dall’anno della fondazione (volumi rilegati)
– Materiale cartaceo: corrispondenza, pagelle scolastiche, cartoline d’invito relative a manifestazioni inviate ad autorità e altre associazioni
– Studi, disegni e planimetrie a partire dal 1851 per l’edificio di Via Magenta (già denominata Contrada della Ginnastica)
– Studi per lo stemma sociale
– Lettera di concessione alla Società del titolo di “Reale”
– Fotografia con dedica autografa di Gabriele D’Annunzio
– Libri scritti in lingua tedesca utilizzati da Obermann per le sue ricerche
– Rivista quindicinale “La Palestra”. Riporta notizie provenienti da tutta Italia sul mondo della ginnastica ma anche sul tiro a segno, di cui era la rivista ufficiale. Riferisce inoltre informazioni su convegni, letture e ricerche inerenti l’educazione del fisico. Le annate possedute vanno dal 1865 al 1900
– Raccolta completa della rivista “Il Ginnasta” a partire dal 1949
– Filmati di celebrazioni e di eventi sportivi
– Mobili e vetrine per trofei, coppe e medaglie
– Riproduzioni dell’abbigliamento sportivo di uomini e donne a partire dal 1860
– Attrezzi ginnici antichi (alcuni di essi sono stati donati al Museo dello Sport del Panathlon di Cuneo)

L’Archivio storico della R.S.G.T. è considerato uno dei più completi e meglio salvaguardati dal deterioramento causato dallo scorrere del tempo.

Storia

Gli Atleti

All’interno di questa sezione puoi trovare i ricordi di alcuni degli atleti che hanno fatto la storia della Società.

Desideriamo segnalare questa atleta di cui abbiamo ritrovato i principali risultati sportivi, perché entrambi i genitori hanno avuto ruoli significativi all’interno della R.S.G.T.

1935 – Concorso di Bruxelles – Parigi – Berna
1936 – Olimpionica Ginnastica artistica
1937 – Campionessa Italiana Giovani fasciste: Corsa mt. 50
1938 – Campionessa Italiana Giovani fasciste Salto in lungo

Giudice di Ginnastica artistica per 25 anni, ricevette targa e diploma di Benemerenza per i molti anni svolti nel ricoprire il ruolo di Giudice di Atletica in molte manifestazioni sportive.
Console del Touring per il Turismo scolastico svolto per i ragazzi delle Scuole, lavorò per ben quarant’anni nelle scuole.
La madre, Egle Baretta Gera, partecipò al Concorso Internazionale di Parigi nel 1911. La zia, Aurora Gera, invece fu Giudice di Ginnastica e Marcia. Il padre di Laura, Romano Gera, fu commissario e dirigente della Reale Società Ginnastica di Torino negli anni ’30.

Dal 1935, per quattro anni della mia giovinezza, la Reale Società Ginnastica di Torino è stata la mia seconda casa, anzi: la mia amica casa.

Quei muri che formano l’angolo di Via Massena con Via Magenta, l’androne e il salone al pianterreno, per davvero mi abbracciavano quando salivo con due balzi i gradini dell’entrata, reggendo sotto il braccio sinistro i libri e i quaderni tenuti insieme da una semplice fettuccia e nella mano destra, una vecchia borsa con il costumino blu da ginnasta.
Una mia compagna di classe, figlia dell’allora Direttore della Magenta, mi aveva invitato a visitare quella vecchia e gloriosa istituzione.

Quando sono nata era da poco terminato il primo conflitto mondiale. I genitori della mia generazione, pur non conservando in cuore il ricordo di tanto dolore, di tanti sacrifici, incominciavano a ricostruirsi un avvenire, ma certo non c’era da rallegrarsi troppo della vittoria. Molti lavoratori si ribellavano, molti reduci di guerra chiedevano aiuto. Gli italiani tutti, volenti o nolenti, erano obbligati a darsi un certo assetto. Riemergevano lentamente, per fortuna, anche le occupazioni ricreative, intellettuali e sportive. Si organizzavano convegni d’arte e di letteratura, si fondavano i dopolavoro, nuove palestre e circoli che invitavano i giovani a un miglior stile di vita.

Le donne adesso, sempre più numerose, volevano partecipare a quelle attività più che meritate dal momento che, loro, avevano sostituito così bene negli uffici e nelle fabbriche, i fratelli e i padri mandati al fronte.

Alla Magenta dunque, si iscrivevano tanti giovani, i ragazzi ansiosi di praticare il basket, l’attrezzistica, ma anche gli esercizi preparatori a sport come il canottaggio, lo skating, il judo la boxe, il rugby e… il sempre più presente football destinato a chiamarsi presto calcio.
Le giovani donne invece, in vista di nuovi Concorsi Federali, eseguivano in palestra esercizi di squadra, nei quali si metteva in risalto il senso del ritmo e l’armonia dei movimenti. Gli esercizi a corpo libero potevano essere arricchiti da veloci rotazioni di clavette, cerchi, giunchi.
Quelle atlete che invece preferivano l’esercizio individuale, si cimentavano alla trave oppure al salto in alto a piè pari da fermo (salto “molto dignitoso” senza tanto sventolio di gonne). Ma poi perché no? Viva la libertà: era venuto il momento di volteggiare anche al cavallo e alle parallele!

Le ginnaste degli anni ’20 finalmente si abbigliavano alla sportiva: camicetta bianca e pantaloncini sbuffanti sopra il ginocchio, color blu o neri. Una certa atleta, oggi felicemente ben avanti con l’età, potrebbe raccontarvi ancor meglio di me cose di quel periodo: si tratta della nostra cara amica Danila Della Casa che, applicando la filosofia del “mens sana in corpore sano”, gareggiava alla Magenta e nello stesso tempo si laureava all’Università con lode, facendone poi parte.

Col passar degli anni l’agonismo veniva sempre più favorito. Nel 1935 avevo quindici anni e frequentavo le medie superiori con la speranza di poter un giorno raggiungere una valida professione. Era anche il momento in cui la Società Ginnastica (la parola Reale era lasciata un po’ in disparte) cercava elementi per formare un gruppo di attrezziste da mandare l’anno seguente alle eliminatorie per le Olimpiadi del 1936 a Berlino.
Ideatrice del programma individuale e di gruppo a corpo libero e agli attrezzi, era la professoressa Floriana Dardano. Era il giorno in cui la mia compagna di scuola Laura Gera mi aveva condotta da lei. Sorridendo ci siamo presentate mentre, dentro di me, la vista della simpatica signora ritta accanto a certe strane parallele, mi provocava un colpo di fulmine: il destino mi offriva un modo per reagire al più triste momento della mia vita…

In breve, al principio dell’anno era capitata una disgrazia per cui la palazzina in Torino della mia famiglia, del nonno e dei suoi figli, tutti pittori, lo studio con le grandi tele sui cavalletti…. Tutto doveva scomparire, doveva cioè essere affittata ad altri in attesa che fosse venduta. A gennaio il nonno era morto all’improvviso. Da stoico quale era, mai aveva rivelato di soffrire d’un male senza scampo. Aveva continuato ad aiutarci e a mantenerci, dipingendo tante e tante bellissime opere. Tutto finito, adesso la mia famiglia si divideva e si disperdeva.

Fra le tante amate cose che non avrei più visto, c’era il giardino della casa. Era un’area verde, ampia, coltivata a rose e ortensie. Nel mezzo un alto albero di kaki, di lato un enorme glicine rampicante e al fondo, un lungo pergolato d’uva americana. Fin dai primi anni avevo imparato ad arrampicarmi su in compagnia dei nostri gatti: mi appendevo ai rami, ai tralicci, camminavo in equilibrio sullo steccato… giocavo da sola e, proprio per caso, m’è sempre andata bene, non sono mai caduta malamente.
Ecco perché in quel primo giorno alla Magenta, in presenza della Dardano, così com’ero in gonnella a pieghe, calzette corte e scarpe basse (le ragazze piemontesi allora, avevano un’infanzia lunga) mi sono precipitata sulle parallele asimmetriche e, inventando scherzose giravolte, mi sono conquistata il posto nella squadra.

Ricordo con affetto quelle mie compagne. Oltre a Gera c’erano: Davicini, Pescarmena, Sartorio, Richelmy, Vigliani…eravamo tutte amiche.
Floriana Dardano, più che trentenne, aveva iniziato la sua attività di insegnante di ginnastica prima degli anni Venti, sotto la guida intelligente del Monti e del Mazzarocchi entrambi direttori delle attività ginniche della Federazione Nazionale ma anche ben noti esperti di fisiologia dello sport. I loro testi sono stati per me poi materia di studio. Il professor Monti aveva introdotto le basi di questa nuova scienza proprio qui a Torino, anzi qui aveva ancor prima lottato per l’introduzione dell’ora di educazione fisica obbligatoria in tutte le scuole del regno.
La Dardano e le sue colleghe erano cordiali e affabili e, tutte, seriamente impegnate e colte. Ricordo con stima due sue colleghe: la Sacco e la Della Chiesa.

Floriana Dardano con me era molto paziente. Mi allenava nei pomeriggi, dopo l’orario scolastico e lo faceva molto disinteressatamente, perché la Magenta, allora come adesso ha sempre sofferto con dignità di un commovente deficit di sostegni concreti. Grandi parole, lodi, sì, ma soldini… niente.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, i circoli sportivi e le palestre erano frequentati dalla borghesia e dall’élite piemontese. I baldi giovani volevano rappresentare l’avanguardia del progresso… però, mi raccontava il nonno, che molti di loro spinti da una naturale generosità seguivano l’esempio di De Amicis, Lombroso, Graf, Treves… e si prodigavano nelle “barriere” della città per insegnare a leggere e scrivere agli operai, per far aumentare le loro misere paghe, per impedire che tanti bambini a cominciare dai sette anni fossero mandati al lavoro.

I miei vecchi avevano frequentato tutti l’Accademia di Belle Arti, detta poi Albertina, partecipando ai corsi e insegnando agli allievi la pittura e l’affresco. Le sorelle dei nostri artisti invece, pur limitandosi ad apprendere l’arte in famiglia, partecipavano a mostre nazionali e internazionali. Una delle mie zie è stata anche musicista. È diventata concertista d’arpa. Era andata a perfezionarsi a Berlino. Le simpatiche e intellettuali sorelle di papà sono state le prime torinesi ad inforcare la bicicletta per compiere con i fratelli e i loro amici allegre gite nei dintorni della città.

Per ricordare ancora gli anni ’30 di Floriana Dardano, vi dirò che lei, all’inizio delle scuole riceveva l’incarico, dalla Federazione Italiana, di creare gli esercizi obbligatori per il campionato nazionale di ginnastica artistica e naturalmente di provvedere ai ben più facili esercizi scolastici femminili da esibire nel Saggio annuale che si teneva il 24 maggio in tutti gli stadi d’Italia. Così, dopo le feste di Capodanno, la mia coscienziosa allenatrice chiedeva gentilmente al preside della mia scuola di concedermi una breve assenza e mi portava prima a Roma, poi in Sicilia (Messina) e in Calabria (Reggio) perché gli istruttori di quelle palestre pur avendo ricevuto la sequenza delle posizioni accuratamente descritte e fotografate poi, di solito, non le interpretavano correttamente. Si rendeva necessaria la dimostrazione fatta dall’atleta in persona. La Dardano sosteneva che ogni movimento di ginnastica femminile dovesse esprimere la grazia e l’agilità della donna. La “fluidità”, diceva lei.

Però, alla fine degli anni ’30, l’attrezzistica era sempre più espressione di forza muscolare con alti gradi di difficoltà a scapito della pura bellezza.
Un bel giorno la mia cara allenatrice si rivolse ai suoi colleghi istruttori della squadra maschile campioni, allo scopo di studiare nuovi esercizi per me, secondo le mie possibilità, più simili a quelli dei Concorsi all’estero.

Così sono diventati miei allenatori i due ex campioni assoluti della Magenta: Magone e Gianninone.
Soprattutto quest’ultimo, che ricordo con gran riconoscenza, mi ha ben consigliata nella scelta di ampi volteggi e uscite in “salto mortale” a corpo teso alle parallele, al cavallo e anche alla trave.
La Società Ginnastica teneva corsi di preparazione all’atletica leggera. Molte di noi si presentavano anche sulle piste dello stadio. Laura Gera partecipava a gare di corsa come , prima di lei, avevano fatto la Dongiovanni, la Gotta, la Scolari. Laura aveva ottenuto grandi risultati nella staffetta 4×100 e nel salto in lungo.

Nel 1937 ho rinunciato a frequentare la piscina olimpica dello stadio comunale, a giorni alterni con la ginnastica. Notata la mia gran voglia di tuffarmi, Ettore Masoero si è allora offerto di allenarmi, anche lui però nei momenti liberi dal suo lavoro. Era stato campione italiano di tuffi dai 3 metri e specialmente dai 10 metri. Molti anni prima era stato anche campione di attrezzistica nella squadra della “Magenta” guidata da Magone. Masoero, eccellente tuffatore ancora, dunque ottimo allenatore, considerava molto naturale (com’è ben dimostrato anche oggi) il passare dalla ginnastica alle evoluzioni nell’aria scattando dai trampolini di ogni altezza.

Terminata con un buon diploma la mia scuola, durante gli anni successivi e fino all’autunno del 1939, ho partecipato a ogni concorso e campionato nazionale di tuffi e di ginnastica artistica della mia cara società, della GIL, del GUF (littoriali) mentre il nuovo conflitto mondiale infuriava già su parte dell’Europa.

Nell’ottobre di quell’anno a Forlì, vinta un’ultima medaglia, ho accettato un’insolita offerta: la borsa di studio per l’Accademia Femminile di Educazione Fisica a Orvieto. Questo voleva dire tre anni di severa disciplina. Con enorme amarezza ho rinunciato alla mia carriera sportiva, ma intuivo che dovevo prepararmi presto a un lavoro sicuro per un futuro che si profilava incerto.
Falliva la folle avventura della Blitzkrieg e per tutto il mondo la guerra diventava una disgrazia inevitabile. La guerra avrebbe coinvolto anche noi?
L’attesa era lunga e piena di incognite.
Addio cari amici della “Magenta”…

Noi ragazzi delle borgate di periferia – che avevamo a pochi passi da casa la possibilità di sfogarci giocando in mezzo ai prati estesi all’infinito, dove correre, saltare, fare la lotta, giocare al foot-ball, nuotare nelle “bialere” trasformando ogni giuoco in competizione. Avevamo acquisito, direi naturalmente, una discreta predisposizione ad affrontare buona parte delle specialità sportive.

Le Olimpiadi di Los Angeles del 1932 erano state particolarmente favorevoli allo sport italiano. Tra le molte affermazioni quella della squadra nazionale di Ginnastica artistica e soprattutto la vittoria di Romeo Neri nella gara individuale mi avevano particolarmente colpito.

La ginnastica la conoscevo già: avevo più volte seguito gli allenamenti di alcuni ginnasti nella palestra della scuola vicino a casa mia. Come attività mi piaceva, ma la credevo riservata a una “élite” di… predestinati!
Perciò, quando con alcuni miei amici mi si presentò l’occasione di far parte della fortissima squadra del G.S. Lancia, mi ritenni un privilegiato. Frequentare la palestra diretta dall’allora conosciutissimo ex olimpionico Luigi Maiocco era per noi ragazzi motivo d’orgoglio, ci sentivamo… blasonati! Per me fu l’inizio di una lunga, interessante e appassionata avventura.

Pur avendo la preparazione evidenziata nella premessa, l’approccio con gli attrezzi, conosciuti solo superficialmente, non fu facile; i metodi empirici e antiquati d’insegnamento che si usavano allora non facilitavano sicuramente l’apprendimento. Si imparava più che altro, scimmiottando quello che facevano i “grandi”! Lo studio del movimento (e le sue applicazioni pratiche) non era, almeno a livello societario, ancora entrato nella mentalità degli istruttori, i quali, a mio avviso preferivano ignorarlo!

A scapito della preparazione individuale, si dava molta importanza alla preparazione collettiva di squadra. Concorsi, accademie e gare “occupavano” la maggior parte dei nostri allenamenti. Queste esibizioni erano molto gradite ai vecchi ginnasti, ormai “giubilati”, i quali trovavano in esse l’occasione per una rimpatriata, ma per noi giovani (che sognavamo l’olimpiade) erano una perdita di tempo anche se poi, in fondo, volevano dire viaggi, incontri con i coetanei delle altre società, nuove amicizie e tante altre cose.

Il tempo è volato! A distruggere i sogni, le illusioni di molti di noi ci pensarono i tragici, terribili avvenimenti che seguirono quegli anni un po’ spensierati, ma in me è rimasta indelebile la motivazione per l’avventura intrapresa!

Il 1945 fu l’anno della ricostruzione. Il dopoguerra trovò l’Italia, tutta, in condizioni disastrose; quasi tutto era da ricostruire, da rimettere a posto; ritornare alla normalità sembrava impossibile!
La precedenza nella ricostruzione, è ovvio, venne data alle cose di prima necessità: case, scuole, servizi vari, comunicazioni.

Non mancò, comunque, un certo interessamento verso le attività di ricreazione come la cultura, lo sport, lo svago in genere. Si trattava di dare alla popolazione un po’ di sollievo, infine, dopo tanti anni di stenti e sacrifici!

Per quanto riguarda lo sport (in questo caso la ginnastica) la situazione in Piemonte, si presentava presso a poco così: scioltisi quasi tutti i Gruppi Sportivi Aziendali restavano le vecchie Società, quelle che avendo radici storiche ben piantate, avevano mantenuto una sia pur modesta attività. Grazie a queste Società la ripresa avvenne abbastanza rapidamente (in considerazione dei tempi, beninteso!).

Stessa cosa avveniva, è logico, in tutta la fascia dell’Italia settentrionale; in poche parole: l’attività agonistica ricominciava a muoversi. La Federazione Ginnastica d’Italia (la sede allora era a Milano) con il grande Concorso internazionale di Venezia (1948) completò quella rinascita che tutti noi (ammalati di ginnastica) auspicavamo.

Nel 1954 (visti i buoni risultati che avevo ottenuto con la squadra ginnastica del G.S.A. Viberti – anch’esso scioltosi) il Sig. Teofilo Magone (un ginnasiarca non abbastanza ricordato in Società!) mi propose di assumere la direzione della squadra maschile della “Magenta”. Accettai con una certa apprensione. Abituato com’ero alla semplicità e famigliarità dei Gruppi Sportivi in cui mi ero formato, mi preoccupava, non poco, “entrare” a far parte di questa aristocratica Società, che conoscevo solo superficialmente.

Rimasi invece deluso! Non pensavo di trovare un ambiente così inerte, così mancante della vivacità che dovrebbe essere insita in una società sportiva. Il patrimonio ginnico poi era ridotto a tre o quattro ragazzi ancora motivati; dopodichè… il nulla!

Aveva ragione il Sig. Magone quando parlava di totale svecchiamento! Si trattava di dare inizio a un ciclo rinnovativo coerente ai nuovi programmi federali. Per questo aveva richiesto la mia collaborazione. La buona volontà dei pochi “vecchi”, l’entusiasmo delle nuove leve e, cosa molto importante, la coesione che venne a crearsi tra loro e il loro istruttore riportò, a poco a poco, la squadra a livelli competitivi soddisfacenti. La Società partecipò così a Concorsi, Campionati di società, gare di squadra ed individuali ottenendo quasi sempre dei risultati di notevole rilievo.

A proposito dei risultati è interessante notare che:
– dopo 40 anni un ginnasta della S.G.T. fu chiamato a far parte degli “azzurri” (Gianninone 1927/28 – Vione F. 1967/68)
– dopo 48 anni un ginnasta della S.G.T. partecipò alle Olimpiadi (Maiocco 1924 – Coppa 1972)
Questi traguardi non devono comunque oscurare gli ottimi risultati ottenuti dai tantissimi altri ginnasti nel corso degli anni in cui si svolse questa mia avventura!

Questa intervista è stata rilasciata il 21 giugno 2007.

Ho iniziato nel 1947. Mia madre aveva fatto ginnastica da bambina alla R.S.G.T. e quindi, appena possibile, mi ci ha portato. Ricordo il cav. Rocca che diceva: “[…] si, si può provare a farle fare ginnastica, ma qui non c’è quasi niente e l’anno prossimo c’è un Concorso a Venezia, ma è impossibile per noi […]”.

Bene! Abbiamo messo insieme una squadra e ci siamo andate in pompa magna, con una rappresentanza di dirigenti. Era la prima volta per tutte noi, che andavamo fuori casa senza genitori, ricordo poco o nulla delle compagne di allora, eravamo un misto di ragazzine come me e forse di ex ginnaste anziane. Ma è stato comunque l’inizio di un’avventura durata una vita. La palestrina al piano terra era angusta, gli attrezzi erano antidiluviani, c’erano pochi tappeti eppoi noi di tecnica ne sapevamo ben poco.

Poi è arrivato il cav. Randaccio e abbiamo impostato il lavoro della squadra per i Concorsi: La Spezia, Varese poi Firenze 1951. Io facevo il liceo D’Azeglio e andavo in palestra, era bellissimo. Ricordo ancora le parallele pari con gli staggi di legno, la pedana per le battute era pure di legno, grigia e dura.

Avevamo anche delle individualiste, ma il livello era abbastanza scarso, nella squadra invece eravamo più forti. Io facevo la dimostrazione degli esercizi obbligatori e ne ero molto fiera, poi provavamo, provavamo, e provavamo ancora: ore di marce e collettivi, a pensarci adesso sembra folle! Ma poi, quando andavamo ai Concorsi, noi della S.G.T, la squadra più vecchia, al Saggio sfilavamo sempre prime, con la nostra bandiera. Era una sensazione indescrivibile, allora si andava negli stadi: c’era il sole, le bandiere e la folla che applaudiva… Ancora adesso a pensarci mi vengono i brividi.

Poi gli anni sono passati e tutto è cambiato. All’inizio io, liceale, ero una mosca bianca nella ginnastica, successivamente come giovanissima istruttrice ero circondata da anziane ex-ginnaste e forzuti istruttori. Ed io sempre più mosca , sempre più bianca! Poco per volta, anche l’estrazione sociale si è modificata, è stato un processo graduale, sotto tutti gli aspetti: tecnici, di attrezzi, di istruzione. Le ginnaste studiavano, facevano l’Isef, arrivavano gli istruttori “veri”!

Però i ricordi più belli portano indietro, al breve periodo in cui veniva in palestra Paola Morgari, che era stata in Nazionale e per noi ragazzine faceva delle cose invidiabili; i consigli della Sig.ra Gera, che più tardi mi lascerà con piacere lo scettro della conduzione della Giuria in Piemonte, con tanta umiltà e simpatia.

Ho abbandonato a causa di un incidente che non mi permetteva più di fare assistenza, ripresi allora la squadra, quella la potevo fare: dovevo “far andare insieme” le coppie e le ginnaste abituate a lavorare individualmente. Era una specie di quadratura del cerchio e poi le atlete non avevano tempo per provare il collettivo, era una specie di battaglia continua! Le ginnaste più brave non amavano la squadra e avevano anche ragione, dal loro punto di vista. Pensavano fosse una perdita di tempo, ma non sapranno mai cosa vuol dire essere all’estero, schierate sul campo e a noi non suonavano l’inno italiano… E allora l’abbiamo cantato noi a squarciagola e all’altoparlante hanno detto: “Signori questo è l’inno d’Italia” e tutti si sono alzati in piedi, in silenzio.

La stagione dei grandi Concorsi si chiude definitivamente a Roma, non ricordo l’anno forse il 1959. Io ormai ero giudice, è stato l’ultimo grande Saggio allo stadio, noi dopo le gare collaboravamo con l’organizzazione: dalle gradinate lo spettacolo era bellissimo, mi pare di ricordare sia stato ripreso in TV.

L’incarico di giudice mi ha portato in giro per l’Italia prima, un po’ per il mondo poi. Ho conosciuto molta gente, lavorato e viaggiato tanto, stretto infinite amicizie e partecipato a interessanti discussioni tecniche. E poi ancora tanti corsi e tanti esami, tanti Codici punteggi…

Se il compito dell’istruttore è delicato e complesso, quello del giudice lo è anche di più. Quando ti trovi all’estero con la squadra nazionale, sei sotto la mira di tutti: avversari e italiani. Guai andar fuori di un “decimo” (misura di giudizio poi ulteriormente affinata in centesimi e millesimi). Quando indossi quella “divisa” ti senti veramente qualcuno, tutto il lavoro che hai alle spalle sparisce come fatica e diventa esperienza necessaria: dipende da te premiare chi merita, rispetto a chi merita meno. Il tutto trovandoti alle prese con un codice rivoluzionato che hai ricevuto da “mamma Federazione” al momento di salire sull’aereo. Unica giudice di lingua francese in mezzo ad altri 15 o 16 di lingua russa e tedesca (a Mosca ad esempio); oppure unica giudice di lingua francese a Pechino, quando tra inchini e cerimonie ti trovi davvero in un altro mondo!

Ma ne è valsa la pena, come esperienza sportiva e di vita.
Vorrei chiudere con un ultimo ricordo. La sera in cui il tornado buttò giù la Mole, noi avevamo il Saggio in Società: pioveva, non c’erano i Tram, ma lo stesso noi tutti siamo arrivati in palestra. Le ragazze portando appeso sull’attaccapanni il costumino di piquet bianco…
E abbiamo fatto il Saggio.

(nato nel 1977)

Ho iniziato a fare ginnastica artistica alla SGT quando avevo meno di nove anni, come tanti altri bambini che due volte la settimana frequentavano la palestra della “Magenta”. Alla fine del corso venni selezionato da Matteo Lo Prete (che sarebbe stato il mio allenatore per tutta la mia carriera di ginnasta) per far parte della squadra dei giovanissimi della società.

Da allora, la mia giornata cominciava la mattina sui banchi di scuola (elementari, medie, liceo scientifico) e, regolarmente, finiva la sera in palestra; solo con grandi sforzi riuscivo a non trascurare lo studio e gli amici, ed a concedermi qualche divertimento.

La Magenta divenne così la mia seconda casa: lì mi allenavo quotidianamente agli anelli, alle parallele, alla sbarra; ma anche mi sono formato e sono cresciuto, imparando che per ottenere risultati occorre impegnarsi, faticare, perseverare provando e riprovando, mai mollare.

E presto sono arrivati i primi risultati, inizialmente in ambito regionale, poi nazionale, infine in campo internazionale.

La vittoria più importante è stata la medaglia d’oro agli anelli agli Europei juniores di Praga nel 1994, seguita, nello stesso anno, da quella (sempre agli anelli) del meeting internazionale di Yokohama in Giappone. Me le decine di coppe e medaglie che ancora fanno mostra di sé nella mia casa torinese, stanno a dimostrare quanto la mia carriera di ginnasta sia stata ricca di risultati importanti e gratificanti.

Ora che ho 30 anni, posso però affermare che la mia esperienza di atleta è stata eccezionale anche sotto l’aspetto umano, perché mi ha permesso di instaurare con i miei allenatori e compagni rapporti di amicizia, collaborazione, solidarietà e fiducia sicuramente unici, e perché ha contribuito alla mia formazione e ha inciso sulle mie scelte professionali.

Infatti, lasciata l’attività agonistica a vent’anni, con lo stesso impegno e la stessa passione che fino allora avevo dedicato alla ginnastica sono arrivato alla laurea in medicina; e al momento di scegliere la tesi e la successiva specializzazione, non ho avuto dubbi: ortopedia e medicina sportiva.

E’ così che ora, specializzando in ortopedia e traumatologia, quando gli impegni ospedalieri me lo permettono, seguo come medico la preparazione e le competizioni di squadre nazionali di varie discipline.

Ed è proprio in qualità di medico che mi sono ritrovato a far parte del team della nazionale di ginnastica artistica negli ultimi campionati europei e mondiali, dove ho riprovato il brivido della competizione ed ho ritrovato ed incontrato di nuovo dirigenti e compagni del mio passato di atleta: campioni come Busnari, Cassina e Chechi, di cui mi onoro di essere amico fin dai tempi in cui lui era “il signore degli anelli” ed io un ragazzino che cercava di emularlo.

Principali risultati sportivi:
1987/1988
Campionati juniores under 13 – 17° posto assoluto
1988/1989
Campionati italiani under 13 – 9° classificato
1990
Campionati italiani under 13 – 3° classificato
6 medaglie d’oro ai Campionati Internazionali juniores per i paesi del mediterraneo in Algeria (primo in 5 attrezzi e primo in classifica assoluta)
1991/1992
Campionato interregionale – 1° classificato
Campionato italiano juniores under 13 – 1° classificato
La R.S.G.T. 1^ ai Campionati a squadre serie B
1992
2° al Campionato di categoria under 17
La R.S.G.T. 4^ al Campionato di serie A
Meeting in Costa d’avorio –  1° assoluto e 1° alle parallele
Gimnasiadi in Francia: 2° agli anelli
1993
Campionato nazionale serie juniores A – 2° classificato agli anelli
1994
Campionato interregionale – 2° classificato
Campionato Regionale – 1° classificato
Gymnasiadi a Cipro –  2 ori, 1 argento e 1 bronzo
Campionati Europei juniores a Praga – oro agli anelli
International Junior Competition in Giappone – 1 oro e 1 bronzo
1995
Campionati interregionali juniores – 2° classificato
Campionati italiani juniores – 2° classificato
Campionati regionali juniores – 1° classificato
Campionati nazionali assoluti – finalista a corpo libero, parallele, sbarra e anelli     
1996
Campionati regionali seniores – 1° classificato
Campionati italiani seniores – 5° classificato
1999
Campionati regionali over 18 – 2° classificato 

(nata nel 1977)

Valentina Rubinetti ha segnato un momento importante per la storia della Ginnastica in Italia. Ha raggiunto livelli sportivi altissimi nelle competizioni internazionali, considerata talento puro dai tecnici anche di altre nazionalità, è risultata tra le migliori in Europa. Ha vinto numerosissimi incontri internazionali restando la numero uno in Italia e spesso in Europa, sino al momento dell’abbandono dell’attività sportiva. Ecco la sua testimonianza.

E’ forse incredibile pensare a come sia diventata una grande passione un’attività sportiva iniziata quasi per caso: all’inizio vedevo la ginnastica come puro divertimento, quasi il prolungamento dei miei giochi infantili.

In brevissimo tempo, i ben precisi programmi della Società Ginnastica di Torino, uniti all’entusiastico impegno delle allenatrici, sono riusciti a trasformare quella mia semplice voglia di divertimento, in vero e proprio impegno agonistico.

Gli allenamenti sono diventati più duri e le gare più importanti, ma l’aspetto competitivo non ha sostituito mai completamente quella iniziale voglia di gioco che è rimasta sempre una costante nel corso della mia attività sportiva.

La ginnastica però per me, non è stata importante solo dal punto di vista dello sviluppo fisico, ma soprattutto per l’impostazione mentale, psicologica e la capacità di instaurare rapporti spontanei con gli altri.
Penso che allenarsi con attenzione, costanza e puntualità in vista di obiettivi più o meno ambiziosi e dover rinunciare a quelli che sono i più comuni divertimenti delle proprie coetanee, porti inevitabilmente a sviluppare un maggior senso del dovere e un precoce spirito di sacrificio.

Queste però, sono considerazioni che faccio ora, a posteriori, frutto forse di una più distaccata riflessione: in realtà non ho mai visto neanche lontanamente la ginnastica come sacrificio, al contrario mi sono sempre sentita una privilegiata, mi sono divertita, ho instaurato amicizie sincere, ho fatto esperienze importanti.

(nata nel 1977)

Ho 21 anni (lo scritto è del 1998), ma la mia carriera sportiva si è conclusa ormai da quattro, credo quindi di poter dare un giudizio, più che obiettivo quasi da spettatrice, di quella che è stata la mia esperienza di atleta.

Non che io abbia voluto staccare dall’ambiente in cui sono cresciuta, anzi, però mi rendo conto di riuscire a capire ed apprezzare molte più cose oggi, rispetto a quando le ho vissute.

Sono stata una ginnasta fortunata, in quanto in pochi anni ho ottenuto risultati insperati, ho coronato il mio sogno di bambina (e credo di qualsiasi sportivo), di partecipare alle Olimpiadi. Ma ho un grosso rimpianto, ho vissuto esperienze irripetibili, ho viaggiato, ho conosciuto persone con culture diverse, ma ad un’età sbagliata.

Potessi rivivere oggi tutto questo, so che ne farei tesoro, non mi farei sfuggire nulla, cercherei di cogliere tutto ciò che la vita sportiva offre, sfruttandola al massimo.

Concludendo non mi sento di dare un giudizio da donna sulla mia esperienza atletica, in quanto ero solo una ragazzina e oggi, che sto diventando adulta, non sono più un’atleta…

Risultati sportivi in ambito nazionale:

1990
Campionati Italiani Categoria Juniores di Genova – 3° class.
Campionati Nazionali Assoluti di Roma – 6° class.
1990/91
Con la squadra R.S.G.T vince il titolo di assoluto di serie A
1991
Campionati assoluti di Azzano dell’Emilia – 3° class. alla trave e 4° al volteggio
1992
Campionati assoluti di Rimini – 2° class. alla trave
1993
Campionati assoluti di Mestre – Campionessa assoluta
1994
Campionati nazionali Categoria Seniores – 4° class.

Risultati sportivi in ambito internazionale:

1990
Incontro internazionale Italia – Romania di Schio
Incontro internazionale Italia – Germania a Lissone
1991
Incontro internazionale Italia – Spagna – Bulgaria di Fano
Campionati Europei Juniores di Atene
Incontro Internazionale Norvegia – Italia di Oslo
Incontro Internazionale Cecoslovacchia – Italia di Brno
Incontro internazionale Italia Romania di Viareggio
Trofeo Trinacria d’Oro – 15 Nazioni di Catania
1992
Incontro internazionale Italia – Cecoslovacchia di Fano
Grand Prix (incontro con i migliori ginnasti a livello mondiale) di Milano
Campionati del Mondo di specialità di Parigi
Incontro internazionale Italia Russia – Romania di Roma
OLIMPIADI di BARCELLONA
Incontro internazionale Italia – Svizzera di Teramo
Incontro internazionale Trofeo “Artur Gander” di Chiasso
Coppa Europa a squadre (Arezzo) – 2° class. con V. Rubinetti
1993
Coppa Europa World stars (Mosca) – 1° class.
Coppa Europa 3° tappa (Kosice) – 3° class. al volteggio
Campionati del Mondo di Birmingham – presenta un nuovo salto al volteggio (salto Servente)
Grand Prix (incontro con i migliori ginnasti a livello mondiale) di Roma
Giochi del Mediterraneo (Montpellier) – 1° class. al volteggio e 3° class. squadre
Coppa Europa Romania (Plojesti) 4° class. alla trave e 6° al Corpo Libero
1994
Grand Prix (incontro con i migliori ginnasti a livello mondiale) di Roma
1995
Grand Prix – Finale Gran Galà – 2 finalisti per nazione:si infortuna in prova e conclude la sua carriera sportiva. La gara era organizzata a Torino dalla R.S.G.T.