Renato Vione

Storia: 

Noi ragazzi delle borgate di periferia - che avevamo a pochi passi da casa la possibilità di sfogarci giocando in mezzo ai prati estesi all'infinito, dove correre, saltare, fare la lotta, giocare al foot-ball, nuotare nelle "bialere" trasformando ogni giuoco in competizione. Avevamo acquisito, direi naturalmente, una discreta predisposizione ad affrontare buona parte delle specialità sportive.

Le Olimpiadi di Los Angeles del 1932 erano state particolarmente favorevoli allo sport italiano. Tra le molte affermazioni quella della squadra nazionale di Ginnastica artistica e soprattutto la vittoria di Romeo Neri nella gara individuale mi avevano particolarmente colpito.

La ginnastica la conoscevo già: avevo più volte seguito gli allenamenti di alcuni ginnasti nella palestra della scuola vicino a casa mia. Come attività mi piaceva, ma la credevo riservata a una "élite" di… predestinati!
Perciò, quando con alcuni miei amici mi si presentò l'occasione di far parte della fortissima squadra del G.S. Lancia, mi ritenni un privilegiato. Frequentare la palestra diretta dall'allora conosciutissimo ex olimpionico Luigi Maiocco era per noi ragazzi motivo d'orgoglio, ci sentivamo… blasonati! Per me fu l'inizio di una lunga, interessante e appassionata avventura.

Pur avendo la preparazione evidenziata nella premessa, l'approccio con gli attrezzi, conosciuti solo superficialmente, non fu facile; i metodi empirici e antiquati d'insegnamento che si usavano allora non facilitavano sicuramente l'apprendimento. Si imparava più che altro, scimmiottando quello che facevano i "grandi"! Lo studio del movimento (e le sue applicazioni pratiche) non era, almeno a livello societario, ancora entrato nella mentalità degli istruttori, i quali, a mio avviso preferivano ignorarlo!

A scapito della preparazione individuale, si dava molta importanza alla preparazione collettiva di squadra. Concorsi, accademie e gare "occupavano" la maggior parte dei nostri allenamenti. Queste esibizioni erano molto gradite ai vecchi ginnasti, ormai "giubilati", i quali trovavano in esse l'occasione per una rimpatriata, ma per noi giovani (che sognavamo l'olimpiade) erano una perdita di tempo anche se poi, in fondo, volevano dire viaggi, incontri con i coetanei delle altre società, nuove amicizie e tante altre cose.

Il tempo è volato! A distruggere i sogni, le illusioni di molti di noi ci pensarono i tragici, terribili avvenimenti che seguirono quegli anni un po' spensierati, ma in me è rimasta indelebile la motivazione per l'avventura intrapresa!

Il 1945 fu l’anno della ricostruzione. Il dopoguerra trovò l’Italia, tutta, in condizioni disastrose; quasi tutto era da ricostruire, da rimettere a posto; ritornare alla normalità sembrava impossibile!
La precedenza nella ricostruzione, è ovvio, venne data alle cose di prima necessità: case, scuole, servizi vari, comunicazioni.

Non mancò, comunque, un certo interessamento verso le attività di ricreazione come la cultura, lo sport, lo svago in genere. Si trattava di dare alla popolazione un po’ di sollievo, infine, dopo tanti anni di stenti e sacrifici!

Per quanto riguarda lo sport (in questo caso la ginnastica) la situazione in Piemonte, si presentava presso a poco così: scioltisi quasi tutti i Gruppi Sportivi Aziendali restavano le vecchie Società, quelle che avendo radici storiche ben piantate, avevano mantenuto una sia pur modesta attività. Grazie a queste Società la ripresa avvenne abbastanza rapidamente (in considerazione dei tempi, beninteso!).

Stessa cosa avveniva, è logico, in tutta la fascia dell’Italia settentrionale; in poche parole: l’attività agonistica ricominciava a muoversi. La Federazione Ginnastica d'Italia (la sede allora era a Milano) con il grande Concorso internazionale di Venezia (1948) completò quella rinascita che tutti noi (ammalati di ginnastica) auspicavamo.

Nel 1954 (visti i buoni risultati che avevo ottenuto con la squadra ginnastica del G.S.A. Viberti – anch’esso scioltosi) il Sig. Teofilo Magone (un ginnasiarca non abbastanza ricordato in Società!) mi propose di assumere la direzione della squadra maschile della "Magenta". Accettai con una certa apprensione. Abituato com’ero alla semplicità e famigliarità dei Gruppi Sportivi in cui mi ero formato, mi preoccupava, non poco, "entrare" a far parte di questa aristocratica Società, che conoscevo solo superficialmente.

Rimasi invece deluso! Non pensavo di trovare un ambiente così inerte, così mancante della vivacità che dovrebbe essere insita in una società sportiva. Il patrimonio ginnico poi era ridotto a tre o quattro ragazzi ancora motivati; dopodichè... il nulla!

Aveva ragione il Sig. Magone quando parlava di totale svecchiamento! Si trattava di dare inizio a un ciclo rinnovativo coerente ai nuovi programmi federali. Per questo aveva richiesto la mia collaborazione. La buona volontà dei pochi "vecchi", l’entusiasmo delle nuove leve e, cosa molto importante, la coesione che venne a crearsi tra loro e il loro istruttore riportò, a poco a poco, la squadra a livelli competitivi soddisfacenti. La Società partecipò così a Concorsi, Campionati di società, gare di squadra ed individuali ottenendo quasi sempre dei risultati di notevole rilievo.

A proposito dei risultati è interessante notare che:
- dopo 40 anni un ginnasta della S.G.T. fu chiamato a far parte degli "azzurri" (Gianninone 1927/28 - Vione F. 1967/68)
- dopo 48 anni un ginnasta della S.G.T. partecipò alle Olimpiadi (Maiocco 1924 – Coppa 1972)
Questi traguardi non devono comunque oscurare gli ottimi risultati ottenuti dai tantissimi altri ginnasti nel corso degli anni in cui si svolse questa mia avventura!

Questa intervista è stata rilasciata il 21 giugno 2007.

Nella sezione Pilastri della Società potrai trovare il profilo biografico di Renato Vione.